mercoledì 4 aprile 2012

Ode all'avanzo

L'avanzo, il rimasuglio, lo strascico, il rimasto.
Quello che permane nella ciotola, sul bordo della padella, nel fondo della pentola.

C'è chi li adora così come sono, nature. C'è chi invece non li sopporta, li rifiuta (ovvero li passa direttamente dalla categoria commestibile a quella dei rifiuti). C'è chi sbatte loro la porta (del frigo) e si rifiuta (lui) di vederli, finchè non cambiano colore e forma e allora "...e allora mica vorrai mangiar 'sta roba che c'è la muffa?" e via di compost.

Io l'avanzo lo stimo, perchè consapevole del suo passato migliore. Come un vecchio professore ormai citrullo, che era un uomo saggio e ponderato, anche dotato di una certa beltà, ormai sfumata fra le pieghe del tempo.
L'avanzo è stato un grande, a suo tempo, per forma e consistenza. Aveva profumo, sentori di forno, di crosta croccante, di fumi fragranti. Fumava, da giovane, l'avanzo. Ora è freddo, rigido, in quel suo tupperware che fa così ospedale. La teglia, certo, al confronto dera un'alcova.

Allora per onorare il passato dell'avanzo, io lo ripasso. Non manca mai nel mio frigorifero un'infermiera di pasta sfoglia, che si srotola ai suoi piedi e lo avvolge. Certo, non può far tutto da sola: serve sostegno a quei poveri resti. Di volta in volta raggruppo dei volontari sotto forma di ricotta, besciamella, uova; ce lo butto dentro e sfrullo: oh, come si diverte! si sente di nuovo gggiovane, importante, al centro della portata.

Il problema è che 9 su 10 non regge, e si sfa.

...

- Pupattola, vuoi provare ad assaggiare questo sformato (informe, ndr) che ha fatto la mamma?
- Celto, tanto nello ttomaco è bbuio.

Tutta sua madre.

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