venerdì 2 marzo 2012

"Una madre lo sa" di Concita De Gregorio

Come forse avrete letto in un mio vecchio post, sono molto sensibile al tema della depressione post partum. E così, nel tempo, ho raccolto un po' di libri che si avvicinano, a vario titolo, a questo tema.
Uno di questi è "Una madre lo sa. Tutte le ombre dell'amore perfetto" di Concita De Gregorio (Piccola Biblioteca Oscar Mondadori, 119p., €9,00).

Sono 21 storie, alcune di maternità, altre di figli cresciuti che si portano dietro un pezzo amato o odiato della propria madre, altre ancora di uomini spettatori (troppo poco spesso attori) di maternità "fuori dal coro".

Sono delle belle storie, anche nella drammaticità di alcune di esse. Ma più di tutte è da leggere l'introduzione. Bisogna leggerla all'inizio, perchè lì l'ha voluta l'autrice, ma poi bisogna rileggerla di nuovo. Qui di seguito ne trovate alcune parti, quelle che mi parlano dritte al cuore. Le condivido con voi.

"Cosa sia una "buona madre" lo decidono gli altri. Il coro. Lo sguardo che approva e che rimprovera. Quelli che sanno sempre cosa si fa e cosa no. Cosa è giusto, saggio, utile. Quelli che dicono "è lanatura, è così": devi avere pazienza, assecondare i ritmi, provare tenerezza, dedicarti. Se ti senti affondare è perchè sei inadeguata. Se soffochi è perchè non hai gli strumenti della maturità. Se i figli non vengono devi rassegnarti, non accanirti, non insistere: si vede che non eri fatta per essere madre. Se non ne hai voluti devi avere in fondo qualcosa che non va. [...] Se non ci sei mai che ne sarà di tuo figlio, se gli stai sempre addosso come potrà rendersi autonomo. Se ti stanca sei depressa, se ti fa impazzire sei un mostro. [...] Se la maternità non ti invade naturalmente e spontaneamente come un raggio di luce, se non ti cambia i connotati rendendoti nutrice solare, improvvisamente dedita e paziente: ecco, allora è chiaro che non hai l'istinto giusto. Sei inadatta, sei contro natura. Colpevole, a pensarci bene. Una cattiva madre."

"E' che la vita per fortuna dà un posto alle cose. [...]Un posto anche per l'assenza. Di quante ombre sia pieno l'amore perfetto, e di quante risorse inattese. Di quanti modi esistano per accogliere quello che viene, quello che c'è. Tanti modi così diversi e tutti senza colpa, alla fine: i modi che ciascuno trova."

"La mia generazione ha avuto madri moderne, madri lavoratrici, consapevoli e colte, madri "anche" madri oltrechè giudici, caporeparto, sarte, professoresse, medici. [...] Noi a vent'anni non ci abbiamo pensato nemmeno per scherzo a metter su famiglia. Avevamo una quantità immensa di altre cose da fare. A trenta, quando la diversità che pure alligna nella biologia chiama a campane a festa, qualcuna si è arresa e poi defilata a crescere i bambini, qualcun'altra no. A quaranta è stato a volte troppo tardi. Nessuno ci aveva avvisate che il "doppio lavoro" avrebbe portato con sé alla fine questo tipo di scelta; in effetti non è sembrata nemmeno una scelta: è andata così. I figli arrivano a un certo punto, poi - al netto della medicina - non arrivano più. Le soddisfazioni di lavoro in genere anche. Purtroppo è lo stesso lasso di tempo."

"Il nostro codice penale, che non è del secolo scorso ma di venticinque anni fa , stabilisce pene relativamente lievi per l'infanticidio: "La madre che cagiona la morte del neonato immediatamente dopo il parto ... quando il fatto è determinato da condizioni di abbandono materiale e morale connesse al parto è punita con la reclusione da quattro a dodici anni". Meno che per un omicidio, perchè si suppone che abbia agito "in stato di grave turbamento" determinato dal parto, appunto, o dalla solitudinee dall'abbandono. [...] Così l'infanticidio ha, per così dire, punizione attenuata solo nei casi di donne senza compagno e senza dimora che uccidano il figlio entro cinque giorni dal parto. Vediamo la realtà, adesso. Nel 2003, in Italia, su ventidue donne ricoverate in ospedale psichiatrico giudiziario per infanticidio, solo una era nubile. Sedici sposate, nessuna in stato di indigenza. Il delitto avviene molto di rado a ridosso del parto: nella maggior parte dei casi a diversi mesi o persino anni dalla nascita. Così, anche in un terreno così doloroso come è quello delle madri che uccidono, l'osservazione del reale, la legge italiana che lo codifica, è fuori sintonia rispetto alla vita vera. Come se non la vedesse, non la ascoltasse. Di più: come se non volesse vedere né ascoltare."

2 commenti:

  1. Questo è un libro davvero speciale che a volte fa quasi male per quanto è vero. Io l'ho scoperto un po' tardi, quando ormai il "buio" era già passato. Ma da allora penso che dovrebbe essere usato come testo obbligatorio nei corsi preparto! Bella recensione e ottima selezione dei brani. Buona giornata

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  2. l'ho comprato e letto perchè ne avevo letto una recensione molto positiva...
    poi l'ho anche regalato alla mia di mamma e anche lei l'ha molto apprezzato

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