venerdì 4 novembre 2011

Quel volantino che ha salvato la mia famiglia dalla depressione post partum



Leggevo ieri su Machedavvero l'appello a parlarne, ancora e sempre. E' vero, perchè come dice il titolo di quel post, "non se ne parla mai abbastanza".

A quanto pare, il film di Cristina Comencini "Quando la notte" uscito da poco nelle sale, doveva avere come tema portante proprio quello della depressione post partum, ma leggendo alcune recensioni pare che il film decada lentamente nella solita storia d'amore in cui lei vuole lui ma allo stesso tempo non vuole, e viceversa. In effetti il nudo del cartellone già dava un'indicazione precisa.
Peccato, peccato davvero, un'occasione sprecata per una vetrina così importante come avrebbe potuto essere quella cinematografica, con tutto il suo carico di critiche e di polemiche che spesso fanno tanto bene. Le critiche invece questa volta le ha avute la censura (ma perchè, ancora esiste?) che ha tentato di vietarlo ai minori di 14 anni, ed ancor più, a mio parere, le meritano le motivazioni che hanno portato ad annullarla, ovvero gli spazi pubblicitari dedicati ai giovanissimi già venduti di pari passo col film.

Ma come mai non se parla? E non me lo chiedo con interesse scientifico o giornalistico, me lo chiedo come una malata di una malattia rara, che si rende conto che le case farmaceutiche non considerano produttivo investire nella ricerca di una cura per la mia malattia.
Perchè anch'io ci sono passata.

La depressione post-partum è quella che a volte ti coglie quando non te lo aspetti, o magari che invece ti cresce dentro e la senti che arriva, ma non sai come chiamarla. Senti solo quel senso di disagio, che diventa insofferenza, che ti trasforma in una donna arida, infelice, insoddisfatta, specchio contrario di quello che vorresti essere o, più spesso, di quello che credi avresti dovuto essere.

Il pianto di tuo figlio ti penetra il cervello come un martello pneumatico. Quando ti cerca con le braccine allungate perchè vuole stare solo con te e nient'altro che con te, quando tu semplicemente non ne puoi più, non ce la fai più, non resisti, è una piovra che minaccia la tua sopravvivenza. Dentro di te si scatena la rabbia, per quello che non riesci a sopportare, quallo che non riesci ad essere, quello che non vuoi vedere nè sentire. Vuoi che tuo figlio sparisca dalla tua vista, ora, subito, ma sai anche che se accadesse ti sentiresti in colpa, madre snaturata, caso clinico della natura in cui qualcosa non è andato come doveva.
Un serpente che si morde la coda, tra sensi di colpa e rifiuto del presente, e anche del futuro. Perchè la depressione post partum è una gabbia che non ti fa vedere l'uscita, senti il peso della responsabilità di quel figlio tutta sulle tue spalle, e senti che sarà per sempre, e ti soffoca.
Ma nessuno te lo dice. Nè a te, nè a tuo marito, nè a tutti quei nonni, parenti, amici che suoneranno il campanello della tua casa per "festeggiare". E tu, davanti a loro, mentre fai sorrisi e baci il tuo piccino, sai che hai ancora i piedi nel fango e non ne sei uscita, senza neanche sapere da cosa.

Voglio raccontarvi questa storia.
Mia figlia è nata a 41settimane+3, il limite massimo fissato dalla mia ASL per passare poi all'induzione. Siamo quindi entrati in ospedale con estrema tranquillità: niente corse con le acque rotte, niente contrazioni, niente dolori.
Abbiamo avuto tutto il tempo per sederci nell'ufficio delle infermiere a compilare i fogli necessari, e poi aspettare che ci chiamassero.
Avete presente quei momenti di sospensione, dove sei semplicemente "in attesa". E cosa fai? ti guardi intorno, leggi gli avvisi del sindacato infermieri appesi alle pareti, fai caso al battiscopa sbeccato, studi il colore delle penne sulla scrivania. 
Se sei fortunata, a tuo marito casca l'occhio su un opuscolo ammontinato tra tanti altri su quella stessa scrivania: un libriccino piccino, grande quanto il palmo della mano, parla della depressione post partum.
Se sei fortunata, tuo marito si mette a leggerlo, e lo fa anche con un po' di attenzione.
Poi ti chiamano, ma se sei fortunata, tuo marito si mette il libriccino in tasca anzichè rimetterlo al suo posto.
Poi passi le 12 ore successive a sperare che tutto finisca presto. Esci dalla sala parto con un bambino, e sei madre, da subito, senza sconti e senza spiegazioni.
Ma se sei fortunata, tuo marito, quando torna a casa, nonostante tutte le emozioni che hanno condito anche il suo sangue, si rimettere a leggere il libriccino, e lo legge tutto, e lo prende sul serio. E il giorno dopo, quando tu non hai dormito affatto, hai passato la notte nel terrore che un rigurgito possa essere fatale, e a chiederti se quel latte arriverà mai, lui si siede accanto a te, e ti dice "Ma sai che non credevo che questa storia della depressione post partum fosse una cosa seria? pensavo che, sì insomma, fosse tutta una faccenda montata, e invece pare che sia inquadrata a livello medico come una vera e propria patologia".

E nella tua sfortuna, quella di non averne solo letto, di questa depressione, ma di sperimentarla sulle tue spalle, dentro la tua testa, ogni giorno e ogni notte, hai la fortuna di avere accanto qualcuno che ti prende sul serio, e che sa che non ti stai lamentando, ma che stai soffrendo.
E nella tua sfortuna, quel qualcuno cerca di aiutarti, nel suo piccolo come può, e alla fine ti incoraggia a chiedere aiuto. Non ti prende in giro, non ti deride, non sminuisce le tue sensazioni di inadeguatezza, non ti dice soltanto "passerà, che vuoi che sia..." che poi diventa "sì, ma ora smettila, che son già passati tre mesi..." e neanche un "tu sei matta...".

Io sono stata fortunata, perchè mio marito ha trovato quel libriccino.
Ma se non lo avesse trovato? Nessuno glielo ha dato quando siamo entrati in reparto. Nessuno me lo ha fatto leggere al corso pre-parto. Nessuno la dà come una cosa possibile, non certo inevitabile, ma una plausibile e rischiosa conseguenza del parto.

Ho passato due mesi di corso pre-parto a respirare. Ho fatto una inutile lista del corredino per l'ospedale, zeppa di consigli che solo poi ho capito essere "sponsorizzati" da ditte di cosmetici, evidentemente provvide di mazzette alla capo ostetrica che teneva il corso. Abbiamo persino avuto, incredibilmente, un incontro con la psicologa della ASL: avesse speso una, una parola, su quello che poteva succedere!

Ecco, io non mi chiedo "perchè non se ne parla" come se mi chiedessi che fine fanno i ghiacci dell'artico. Io me lo chiedo come cittadina che fruisce del servizio sanitario, che si aspetta di essere avvisata della presenza di una sostanza cancerogena nell'acqua del rubinetto anche se non la beve, come lettrice di magazine femminili che fanno continuamente battaglie contro lo sfruttamento del corpo della donna piuttosto che contro la disoccupazione delle trentenni, piuttosto che per la conciliazione. Fanno battaglie per tutto questo: e allora perchè lasciate sole le madri?

6 commenti:

  1. Anche se le recensioni sono del tutto negative, sarei curiosa di andare a vedere il film, perché a volte ci sono "banalità" che possono toccarci nel profondo, pur essendo del tutto indifferenti a chi ci sta intorno, solo perché non le ha provate sulla pelle.
    Devo dire che non ho sofferto di una depressione post partum (credo di averla avuta pre partum piuttosto), ma la sensazione di non essere più libera di stare seduta se stanca, di farmi una doccia più lunga di 30 secondi, di rigirarmi nel letto la mattina, e tanto tanto altro l'ho provata eccome.
    Al corso preparto della nostra asl, in ogni caso, se ne parlava, e avevamo anche un numero di telefono salva mamme a disposizione. Rimprovero invece a quel corso i dictat sull'allattamento al seno, con sottinteso ALTRIMENTI NON SEI UNA BRAVA MAMMA! Ma quando impareremo che il meglio per il bambino è solo e soltanto avere genitori il più possibile sereni? aiutateci ad esserlo, grazie.

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  2. Grazie per averci raccontato la tua esperienza, raccontare parti importanti di se' in maniera vera permette a tutte noi mamme di prendere coscienza delle cose più di quando ce lo racconta un giornale o un film. Ma chiaramente ci vuole anche questo. Io il film l'ho visto e seppur in quanto film l'ho trovato a tratti interessante, a tratti pesante, a tratti esagerato, penso sia utilissima la visione sia per le mamme in un senso sia per i papà in un altro. Ed i due sensi sono proprio quelli che hai detto tu. Il papà perchè deve essere quell'occhio obiettivo che dall'esterno si accorge di quello che succede nella coppia mamma-figlio e quindi sa e deve intervenire prima che sia troppo tardi. La mamma perchè deve sapere che tutte quelle sensazioni che prova sono normali, si può arrivare a scrivere un foglio come nel film avviene una frase del tipo "odio e amore" per tuo figlio, può succedere, ma subito prima di questo bisogna comprendere il disagio profondo e non lascaiare sole le mamme. Nel film tutto questo viene descritto bene. Poi è un film e ancor prima un romanzo, quindi con tutti i limiti che può avere nel confronto con la realtà. Ma io sostengo che il film va comunque visto, critici cinematografici a parte ( che poi tra l'altro sono uomini e hanno voluto vedere le due scene di nudo alla fine, che non sono per nulla brutte, come il solito film di amore, in realtà sono una metafora di ciò che forse un uomo non arriverà mai a capire.Grazie

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  3. Sei una donna fortunata, grazie a quel libriccino e alla sensibilita' di tuo marito.... per tante non e' cosi', anzi, spesso si sentono dire proprio quelle frasi che hai elencato....e allora diventa importante avere qualcuno che ti dia una scossa e ti dica cosa fare.....

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  4. All'inizio non capisci.. Ti sembra che ti abbia investito un treno e non riesci a capire dove ti ha colpito..
    Tutto cambia, hai desiderato quel figlio a tutti i costi e ti trovi in segreto a pensare che bello era riuscire a farsi una doccia senza tendere l'orecchio per sentire il pianto. Ti sembrano sogni i momenti in cui, incinta, ti godevi ore di sonno beato.. Poi ti vergogni e ti dici: ma avere dei figli e' la cosa piu bella che c'e..
    Ed e' vero. Io non tornerei indietro alla mia vita prima di mia figlia, ma non mi vergogno ad ammettere che e' dura!
    Nessuno ti prepara, tutti a dirti quanto e' meraviglioso vedere le loro piccole scoperte ogni giorno, quanto e' meraviglioso essere mamma, ma nessuno ti prepara a quanto sara' difficile essere mamma. E quanto ti scopri a pensare mentre guardi un fiume " chissà quanto ci metterei ad annegare" .. Oppure mentre tieni tua figlio in braccio " chissà se si fa male se lo lascio cadere".. Ecco allora ti fai paura e ti senti un verme ed hai paura a parlarne perché pensi di essere presa per pazza.
    Neanche i propri genitori ti aiutano.. Ma mia mamma non si ricorda piu niente di quanto ero appena nata? Mi dice : sai, ti fai dei gran pianti per niente ma poi stai bene.
    Ok,, questa e' l'alterazione ormonale, ma poi?
    Forse perché fino ad un anno i miei hanno vissuto in casa con i miei nonni? Forse che qualcuno che ti aiuta anche solo permettendoti di lavarti tranquillamente ti permette di sentirti piu 'umana'?
    Non so. Anche io ho avuto mio marito vicino e soprattutto non ho avuto paura a dirgli quello che sentivo.
    Se gli dai il giusto peso tutto evapora come neve al sole, se trascuri il sintomo può solo peggiorare. Rimangono le difficoltà di credere un figlio, ma quelle sono compensate. Anche solo da un sorriso sdentato! O dal primo 'mamma'.
    Poi non ce ne piu per nessuno!
    Un augurio a tutte le mamme complimenti a Provadimamma per averne parlato

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  5. da una parte c'è la vergogna ("Cosa penserebbe mia madre se le dicessi che mi è venuta voglia di picchiarlo...?") e così si tace. Dall'altra c'è il senso di colpa ("Ma cosa mi è venuto in mente? sono un mostro"). Ma dentro c'è un disagio profondo che ha bisogno di trovare una valvola di sfogo: qualcuno o qualcosa che ti faccia sentire ANCORA NORMALE, nonostante tutte le rinunce, nonostante tutte le sensazioni che ti si rimescolano dentro e non ti fanno trovar pace.
    Ma tenersi tutto dentro non serve a niente, anzi, peggiora le cose.

    Che sia con un terapeuta, un medico, un'amica, un parente, un'associazione, un sito internet: parlatene, è il solo modo per uscirne.

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  6. Ciao all'amministratrice che ha scritto quest'ultimo commento -nn so cm t chiami se no t chiamarei x nome :) - è un argomento importantissimo e nn ne parla nessuno,....anche io appena sposata m sn ritrovata subito incinta e nn è stato facile accettare la gravidanza,la natura mette appunto 9 mesi x accettarla,fatto il corso preparto speravo che c fosse qlc altro incontro post parto proprio x parlare dei vari disagi ma nn l fanno ed è sbagliato...anche io ho avuto questi brutti pensieri, o d picchiarla, o d buttarla in terra, o d tirarla fuori dalla finestra, causa del grande sonno arretrato, presente già dal 7 mese d gravidanza,stanchezza assurda e qnd avevo questi brutti pensieri m sentivo davvero anormale e mostro...tutti m parlavano d quanto fosse bello esser mammam etc etc ma nn che c possono essere questi momenti orribili. E cm diceva francesca, i genitori nn t aiutano affatto...i primi gg dp il parto qnd ero a casa, piangevo perchè vedevo la mia figliola un'estranea che nn conoscevo, tutto nuovo tutto da imparare, e piangendo davanti a mia madre le dissi che nn avevo quella propensione a stare con lei ma piuttosto che volevo starmene tranquilla x riprendermi,e lei con molta nn chalance m disse:'ma nn t è venuto l'istinto materno????????' e io dentro d me volevo urlare urlare ma come????????????? possibile che nn m capisci???? possibile che dopo 6 figli nn hai provato un po' d depressione???? credetemi nn c volevo credere, e c fosse stato un precipizio forse m sarei buttata...... cm c sn stata male...ora mia figlia ha quasi 8 mesi ed è dura davvero, e penso che a una mamma incinta le vada detto che c sn queste crisi, depressioni o momenti d accettazione/rifiuto nn s può vivere nella favola perchè favola nn è! E invece x 'tutelarti' nn dicono nulla!!!!!! Accidenti al formalismo!!!!!!!!!! Complimenti x averne parlato grazie!!

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