venerdì 16 settembre 2011

Pannolini eco-davvero

Ecologici, ipoallergenici e compostabili. Materie prime interamente vegetali. Sogno o son desto?

Domenica sono stata a "Fabbrica Aperta", un'iniziativa dell'azienda W.I.P. per far conoscere il processo di produzione dei pannolini Naturaè, la loro linea eco-bio. Eravamo parecchi, tra semplici curiosi, membri di G.A.S. (Gruppi di Acquisto Solidale) e addetti "stampa" (blogger e web-radio), invitati a partecipare ad una tavola rotonda sul ruolo del web nella comunicazione di marketing.

Conoscevo già l'azienda, ed avevo recentemente acquistato una bella fornitura di pannolini: un pacco di "seconda scelta" da 100pz (!!), quelli che escono dalla catena di produzione con qualche piccolo difetto, come un taglio un po' storto o una decorazione un po' sbavata. Il prezzo era ottimo: in pratica €0,14 a pannolino, meno di quelli tradizionali. A prezzo pieno invece (prima scelta) siamo intorno ai €0,45 a pannolino, dipende dal prezzo che vi fa il rivenditore. Decisamente "parecchio" rispetto agli altri.
Comunque ancora non sapevo cosa stavo portando a casa.

Ora l'ho scoperto, e con non poca sorpresa.

Primo: non intossicare.
I pannolini Naturaè nascono prima di tutto da una necessità, quella del titolare di WIP, Marco, che scopre di avere un figlio allergico. A tre mesi di età la sua pelle era "intossicata", e c'era bisogno di una soluzione. Ma una soluzione che fosse pratica, al passo con i tempi. Siamo negli anni 2000, anzi di più, lavoriamo tutti (perchè anche le casalinghe hanno ben poco tempo da perdere), e siamo tutti un po' di fretta. E il caso ha voluto che Marco fosse un tecnico del settore, un progettista, uno che di scienza dei materiali se ne intende. Conosce il processo di produzione, conosce le materie prime, sa dove può stare l'inghippo.

Il problema è nei materiali di cui sono fatti i pannolini usa-e-getta, spesso derivati dal ciclo delle plastiche, e quindi del petrolio. Si parla di polietilene e polipropilene, a cui vengono aggiunti additivi e trattamenti per renderli assorbenti. Sono materiali che scaldano: tutti noi genitori sappiamo che il pannolino scalda.
A guardare queste immagini, provenienti dal Centro Didattico WIP, mi è venuto veramente da chiedermi cosa ho fatto indossare a mia figlia fino ad oggi... (ho visto cose che voi umani...)

I pannolini compostabili sono formati da materie prime di origine vegetale. Altri pannolini sono formati da materie prime fossili: petrolio, polimeri sintetici e termoplastici, anche di recupero.


Di cosa sono fatti i pannolini compostabili?
Le parti assorbenti dei pannolini Naturaè sono in cellulosa proveniente da foreste europee coltivate certificate PEFC, trattata senza cloro. I film che devono invece fare da barriera (il rivestimento esterno e le bande laterali) sono in fibra di acido polilattico, una polimero ricavato dagli zuccheri del mais (altro non è che l'acido lattico polimerizzato) ipoallergenico e compostabile, e in MaterBi, pellicola con prestazioni simili alla plastica ma derivata al 100% da amidi e olii vegetali, e quindi interamente riciclabile.
Inoltre, trattandosi di amido e cellulosa, il pannolino è ipoallergenico, ideale per le pelli sensibili. 
Grazie a queste materie prime, si ha a che fare con un pannolino ecologico, riciclabile, e addirittura compostabile: può cioè essere messo nel compost, nella raccolta dell'umido, dove viene degradato dai batteri per essere riportato a materia prima organica, con cui si può ottenere concime per le piante, in modo da rimettere in circolo la materia. Così, anzichè portarli a bruciare in discarica consumando ossigeno e producendo anidride carbonica, il pannolino usato diventa una fonte di energia.




Il problema dello smaltimento e dell'impatto ambientale
Perchè lo smaltimento dei pannolini è un problema di notevole impatto ambientale. 25 miliardi di pannolini l'anno, solo in Europa, a cui si aggiungono 22 miliardi di assorbenti femminili e 17 miliardi di pannoloni per l'incontinenza senile. Tutta plastica che finisce bruciata nelle discariche, con relative emissioni di anidride carbonica e altri gas, tossici a vari livelli.
Parlando con alcuni dei presenti ho anche avuto la conferma di quanto già sospettavo: i pannolini lavabili sono una soluzione solo apparente. E' vero, non c'è plastica, e si riutilizzano più volte. Ma il loro lavaggio comporta consumo di acqua e di saponi, e non c'è un vero riciclo, non c'è un vero ciclo ad emissioni zero. Per non parlare della loro scarsa praticità (grandi scorte, ingombro nelle borse del cambio, bidoncini carichi e maleodoranti in attesa del pieno lavatrice, asciugatura lentissima, ecc ecc.) e dell'ingombro e peso che grava sui bambini (loro sì che si abituano a tutto!).

Oggi, dopo molte ricerche, l'unico elemento del pannolino NaturaE' a non essere eco-bio è l'adesivo dell'aletta laterale con cui lo si chiude. E' l'unico elemento a non essere riciclabile, ma la normativa consente comunque di definire il pannolino come compostabile poichè l'adesivo costituisce meno del 5% del prodotto.



L'impatto del ciclo di produzione
C'è un altro fattore poi da considerare: perchè quando si compra un prodotto ecologico (nel senso di smaltibile in modo sostenibile) bisogna anche chiedersi come è stato prodotto, se il ciclo di produzione è stato rispettoso dell'ambiente.
Alla W.I.P. hanno fatto una scelta coerente con l'intera filosofia, recuperando un vecchio stabilimento che altrimenti sarebbe diventato un reperto industriale, evitando di consumare energia per il condizionamento (d'estate) e il riscaldamento (d'inverno), ma giocando tutto su un sistema di filtraggio e circolo dell'aria tra l'interno e l'esterno dello stabilimento.
Anche l'arredamento dello spaccio e del circolo didattico sono realizzati con materiali di recupero o riciclabili al 100%.
Io li ho provati e vi dico che...
Io non sono una fondamentalista dell'eco-bio. Faccio la raccolta differenziata, cerco di evitare gli sprechi energetici, ma guardo anche molto alla praticità. Compro spesso (diciamo pure sempre) al supermercato, e se fa freddo metto la maglia di pile. (Per fortuna almeno il mio blog è CO2-neutral...)
Non sono mai andata d'accordo con i pannolini lavabili, lo sapete, ed ecco perchè questa è veramente una chiave di volta, una soluzione fattibile, realizzabile, compatibile con uno stile di vita "moderno", allo stesso tempo rispettosa dell'ambiente. Infatti, anche se non avete un giardino con la compostiera, lo smaltimento di questi materiali incide in modo molto meno inquinante di un pannolino tradizionale. In pratica, sia che finiscano in discarica, sia che finiscano in inceneritore, sono sempre meno inquinanti di altri. Per assurdo, persino se finissero in una discarica abusiva, non inquinerebbero!

Questi pannolini hanno comunque ancora bisogno di qualche perfezionamento. Innanzitutto sono ancora molto rigidi rispetto ai pannolini tradizionali, ed in certa misura anche più ingombranti nella parte assorbente, soprattutto se paragonati ai modelli di ultima generazione.
Sia io che un'altra mamma che li ha provati abbiamo avuto qualche problemino di contenimento. In questo mi sento però di darvi un paio di consigli per ovviare al problema:
  • attenzione alla taglia: contrariamente ad altre marche, i kg riportati sulla confezione sono abbastanza realistici. Io ad esempio mi ero abituata a dover acquistare la misura 5 (11-25Kg) per la Pupattola di 12Kg, e per certe marche addirittura la 6 (15-30Kg). Così avevo inizialmente comprato l'equivalente dei Naturaè, che sono i Junior (15-25Kg) pensando di mettermi avanti in funzione della crescita. Invece la Pupattola ci navigava dentro alla grande, assolutamente fuori misura, e ovviamente la tenuta era impossibile, ed è capitato che la pipì uscisse. Allora sono passata alla misura sotto, i Maxi (9-18Kg) che rispondono perfettamente alle misure della Pupattola. Tanto è vero che stanno dando il loro assai gradito contributo alla gestione di un certo problemino intestinale di questi giorni... :-s
  • bisogna prestare qualche attenzione in più a posizionarli correttamente. I pannolini Naturè sono più rigidi e "sodi" degli altri, quindi cedono meno durante la "vestizione". Bisogna perciò assicurarsi che le alette interne di contenimento siano ben tirate su, e che una volta indossati abbraccino per bene i signori culetti.
C'è poi il problema della loro scarsa diffusione: non è ancora attivo un servizio di vendita on-line, ma vanno cercati sul territorio i punti vendita dove è possibile reperirli (sul sito ecowip.com è presente una mappa dei rivenditori) o i Gruppi d'Acquisto che li ordinano.
Infine il prezzo, per ora ancora molto sopra la media.


A questo punto lascio a voi valutare se vale la pena chiudere un occhio su queste difficoltà per contribuire a salvaguardare la salute dei bimbi e dell'ambiente. Secondo me sì.

4 commenti:

  1. Io sono una sostenitrice dei pannolini lavabili. E' ovvio che un'azienda che produce pannolini ecologici (biologici? le materie prime sono di coltivazione biologica? non ho trovato nulla in merito) dica che i lavabili abbiano un certo consumo per il lavaggio. Vero. Ma perchè, le materie prime per fabbricare 3000 pannolini ecologici per ogni bambino che li utilizza non vengono trasportate in fabbrica, magari con un camion che brucia petrolio? E poi lo stoccaggio e la diffusione al dettaglio? L'energia utilizzata e i concimi per la coltivazione delle materie prima sarà davvero così eco-sostenibile? Siamo sicuri che sia giusto utilizzare tutte queste materie prime che sfamerebbero parte del terzo mondo per fare pannolini che vengono buttati via dopo 2-3 ore di utilizzo? Durente il meeting a cui hai assistito si è parlato di questo? Non lo dico per polemizzare, sono davvero interessata alle risposte (se ci sono).
    Per quanto riguarda il lavoro da fare per lavare i pannolini di stoffa, ok, c'è. Ma sinceramente io lavo lenzuola, asciugamani, mutande e quant'altro per tutta la famiglia, non mi sogno di comprare tutto usa-e-getta. Perchè non lavare anche i pannolini dei miei bambini? L'Italia è il paese del sole e c'è anche il vento. Non veniamoci a dire che non asciugano. Li usano nei paesi del nord Europa e in Canada (combinazione paesi molto più avanti di noi sotto l'aspetto energetico), non penso che noi possiamo avere delle difficoltà.
    Infine, io li ho usati per due anni e mezzo per il mio bambino più grande e li uso tutt'ora per il piccolo di 14 mesi. Non ho notato problemi di alcun tipo per l'ingombro. Anzi. Non hanno mai avuto problemi di arrossamento o surriscaldamento nelle parti intime. E scusate se è poco!

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  2. Ciao. Una domanda: i pacchi di "seconda scelta" dove si trovano?

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  3. @stefania: le tue osservazioni sono ottimi spunti di discussione. Le ho segnalate all'azienda.

    @cernaki: credo solo presso lo spaccio aziendale di Arezzo, ma vedrò di informarmi meglio

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  4. Ciao, grazie per le tue spiegazioni! sarei interessata anch'io a sapere dove si possono trovare i pacchi di seconda scelta...

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